Povertà e disagio adulti
Ogni considerazione possibile relativa alle questioni legate alla gestione delle dinamiche sociali, in una fase segnata dal ripiegamento su se stessa dell'economia mondiale e dalla conseguente espulsione dai processi produttivi di migliaia di lavoratori e lavoratrici e dalla difficoltà di altrettanti ad incrociare possibilità di inclusione, per evitare il rischio di risultare pleonastica deve presupporre la presa di coscienza di un elemento incontrovertibile: non è più possibile rinviare il tempo delle scelte nel sostanziare le politiche di contrasto alle povertà. E' improbabile, infatti, che si giunga ad un riorientamento dell'intervento sociale se, a monte, non si radica la convinzione che è fondamentale produrre risposte capaci di invertire gli effetti dei fattori che determinano situazioni di disagio che si fanno via via sempre maggiormente diffuse.L'impostazione assistenzialistica degli interventi, peraltro dentro uno scenario di complessiva assenza di percorsi di integrazione dei Servizi, non produce risposte utili a perseguire il superamento della situazione di disagio sostanziando, al contrario, processi di stigmatizzazione e indebolendo le residue possibilità di inclusione e di fuoriuscita dalla condizione di disagio.
Da questo punto di vista, il lavoro di programmazione e di pianificazione degli interventi nell'ambito della definizione del Piano Sociale 2010 -2012 rappresenta una grande opportunità di svolta nella direzione del superamento dell'impostazione monolitica su cui spesso, in assenza di strumenti alternativi, si fonda la natura degli interventi in ambito sociale e nella possibilità di porre le basi per la costruzione di una offerta articolata di servizi organizzata sulla scorta di parametri più prossimi al bisogno reale delle persone: l'idea dominante del Piano Regionale che in questa sede si recepisce è quella di rimuovere le cause che determinano povertà e rischio di esclusione e marginalità per quei nuclei familiari e quelle persone che sono sovraesposte rispetto al rischio di nuove povertà.
Le azioni fino ad oggi realizzate dal Piano di Zona di ambito (Modugno-Bitetto-Bitritto), pur avendo fatto emergere criticità, talvolta anche importanti, hanno rappresentato un primo tentativo di interazione fra diversi attori che ha consentito l'avvio di un processo di confronto e di riflessione sulla sostanza degli interventi giungendo alla convinzione che è necessario porre l'attenzione sulla realizzazione di meccanismi di intervento sociale utili a produrre opportunità di inclusione piuttosto che interventi di sostegno prevalentemente di carattere economico senza finalizzazione nella direzione di una prospettiva di rimozione della causa del bisogno.
Raccogliere le criticità emerse nel primo triennio di attuazione del Piano di Zona di ambito per farne oggetto di riflessione e punto di partenza per la programmazione del nuovo triennio può rappresentare un punto di forza per continuare nella giusta direzione ma, perché ciò si realizzi, è fondamentale concentrare l'attenzione sulla costruzione reale di una sinergia fra tutti gli attori che, seppure nel mantenimento delle specificità proprie del settore di azione di ognuno, devono fattivamente contribuire alla creazione di un sistema largo ed interconnesso dell'offerta e della risposta al bisogno ispirandosi ai principi fondanti del Piano Regionale delle politiche Sociali nello specifico settore di intervento perseguendo i seguenti obiettivi:
- "smonetarizzazione" del concetto di esclusione sociale e introduzione di una visione multiproblematica e personalizzata collegata alla reale presa in carico della persona;
- Promozione del capitale sociale di ogni utente con riferimento alle capacità della singola persona ma anche a quelle della rete che intorno ad essa deve essere attivata;
- Costruzione di risposte nella fase di emergenza con l'attivazione di una struttura di pronto soccorso sociale capace di sviluppare azioni di accoglienza per diverse categorie di persone e di produrre percorsi individualizzati di reinserimento e di integrazione;
- Promozione, attraverso l'agenzia sociale, di forme di sostegno al lavoro protetto mediante l'attivazione di tutoraggi, tirocini, borse lavoro, percorsi formativi e di riqualificazione professionale;
- Realizzazione di percorsi attraverso le azioni previste all'art.102 del regolamento regionale n.4 quali contributo sociale per l'integrazione del reddito, reddito minimo di inserimento, Fondi personali di sviluppo, Fondi personali di apprendimento, microcredito, sostegno all'autoimpiego, incentivi per l'assunzione, incentivi per la costituzione di cooperative sociali.