Salute mentale
L'Organizzazione Mondiale della Salute indica quale nucleo sostanziale dell'assistenza psichiatrica la costruzione di una offerta rappresentata da una ampia scelta di opportunità terapeutiche, abitative, lavorative e assistenziali che vanno oltre l'assistenza fornita da presidi medicalizzati: Sostegno psicologico alla famiglia, inclusione sociale, abitativa, lavorativa non sono più optional ma sono componenti decisive e fondamentali di una buona assistenza psichiatrica.Il trasferimento alle Regioni delle competenze in materia sanitaria e la conseguente disomogeneità delle scelte e delle azioni promosse sui territori ha prodotto in Italia una differenziazione di modelli di assistenza psichiatrica: a contesti che hanno raggiunto livelli avanzati di riforma se ne contrappongono altri in forte ritardo o nei quali si evidenziano situazioni di ripiego caratterizzate da un profondo processo di delega con un costante ricorso a livelli alti di medicalizzazione degli interventi.
Nel caso della Puglia, tale processo di delega degli aspetti legati alla riabilitazione finalizzata alla reinclusione sociale ha rappresentato un limite oggettivo nella piena attuazione del processo di riforma dell'assistenza psichiatrica raggiungendo livelli di istituzionalizzazione di gran lunga superiori alla media nazionale del rapporto posti letto/numero di abitanti con un turn over di utenti pressoché insignificante.
La difficoltà di uscita dell'utente dal circuito psichiatrico caratterizza il modello pugliese.
Per l'Organizzazione Mondiale della Sanità (2001), la salute è vista come un dinamico equilibrio tra abilità della persona nel proprio ambiente di vita (performance) e il grado di partecipazione alla vita della collettività in cui vive.
I problemi della società e quelli della salute sono strettamente correlati perché se non si affronta la questione della società è difficile che si riesca a cogliere a fondo il problema della salute.
La scarsezza di strumenti e di risorse umane, dovuta anche al microscopico investimento pubblico sulla Salute mentale in termini di prevenzione, sostegno e promozione, impone al Servizio Pubblico il confronto, quasi sempre, con situazioni conclamate di malessere impedendo che, dentro una rete mai costruita seppure sempre proclamata, si rendesse possibile un filtro capace di interrompere il meccanismo che trasforma il disagio in malattia.
"La salute mentale - OMS, dichiarazione di Helsinki 2005 - essendo una componente centrale del capitale umano, sociale ed economico delle nazioni, deve quindi essere considerata come parte integrante ed essenziale di altri campi della politica pubblica, quali i diritti dell'uomo, l'assistenza sociale, l'educazione e l'occupazione": la salute mentale è cosa diversa dall'assistenza psichiatrica e dal sostegno farmacologico e attiene al campo dei diritti. Lo stato di povertà (economica ma anche culturale in genere in termini di deprivazione) pone la persona in una sorta di stato di sospensione dei diritti.
La medicalizzazione del disagio, in particolare nel settore della malattia/salute mentale, trasforma il rapporto tra il riconoscimento del Diritto e l' effettivo esercizio dello stesso ponendosi come ammortizzatore sociale di fatto, come cuscinetto, che fra incapacità di risposta al bisogno e necessità di tutela, produce assistenzialismo ma, soprattutto, produce dipendenza: dal medico, dal Servizio, dal sussidio, dalle regole della struttura "riabilitativa" (caratterizzata da un forte processo di delega al privato particolarmente in Puglia) alla quale è stato inviato l'utente.
Se è vero, infatti, che l'approccio farmacologico tende a restituire alla persona/utente, per quanto possibile, un migliore funzionamento degli organi e delle funzioni danneggiate recuperando buona parte delle abilità perse durante l'acuzie della malattia o della situazione di disagio psico-sociale, è altrettanto vero che vi è una difficoltà oggettiva, perché non programmata né strutturata, ad incrociare il sistema dell'approccio farmacologico con il successivo passaggio della reimmissione nel contesto sociale con una autonoma capacità di esercizio dei diritti.
Politiche e pratiche capaci, attraverso azioni di prevenzione, di reale riabilitazione e di reinclusione nella società, di ridurre gli oneri sociali derivanti dallo stato di sofferenza di una fetta consistente della popolazione consentirebbe un uso alternativo delle risorse economiche investite in termini di costruzione di opportunità (opportunity costs), che si potrebbe tradurre in valore dell'opportunità.
La persona che soffre pone tutti di fronte ad un problema collettivo e la mancanza di una valutazione su scala vasta dell'impatto sull'economia e sull'efficacia degli interventi ha prodotto una disinformazione generalizzata accompagnata da pseudo analisi fondate sull'ideologia e sul moralismo che non tengono nel dovuto conto i danni correlati prodotti.
Al di là delle ore di lavoro non lavorate, del capitale umano che sfuma, delle intelligenze annichilite, delle morti subite e/o provocate, la persona che soffre produce danni sociali e psicologici intorno a se dentro un quadro complessivo che lo induce a produrli.
Questa programmazione intende recepire la necessità di limitare il ricorso a soluzioni istituzionalizzanti sostenendo programmi riabilitativi individualizzati e contribuendo al rafforzamento dei servizi di salute mentale di comunità anche attraverso:
- Rafforzamento delle prestazioni domiciliari (SAD e ADI)
- Attivazione sul territorio di un centro diurno socio riabilitativo
- Attivazione di servizi formativi alle autonomie per l'inserimento sociale e lavorativo
- Attivazione di un modulo casa per la vita
- Attivazione di borse lavoro/tirocini formativi attraverso percorsi condivisi e pianificati in concerto con CSM, Ufficio Territoriale per l'Impiego, Agenzia sociale.